Colossus Method

 A volte bisogna anche prendere atto del fatto che, agli occhi di chi studia e lavora per far crescere e migliorare in tutti gli aspetti lo sport, nel calcio, c’è un’anomalia evidente sul numero degli infortuni muscolari. La UEFA ha condotto un interessante studio sugli infortuni dividendoli per gravità: 1-3 giorni d’assenza minima, 4-7 giorni lieve, 8-28 giorni moderata, oppure grave oltre 28 giorni. Gli infortuni muscolari sono costantemente in aumento, siano questi consumati in allenamento, in amichevole o in competizioni ufficiali e rappresentano il 33% ( dati da ritenere in ascesa ).
L’ incidenza degli infortuni muscolari nei calciatori è, di fatto, una difformità rispetto alle numerose altre discipline sportive e viene calcolata con l’indice IFR (Injury Frequency Rate = indice di frequenza infortuni), che si riferisce al numero di infortuni ogni 1000 ore di attività, sia questa in allenamento o in gara ufficiale.
I calciatori professionisti si infortunano maggiormente nelle partite ufficiali con una percentuale vicina al 10%.             
È evidente che qualcosa, nel meccanismo plurimilionario del mondo calcistico, non è stato centrato adeguatamente.
A mio modesto parere si deve affrontare la tematica in molteplici aspetti, partendo da: nutrizione, anamnesi accurata, storico del singolo atleta, metodiche di allenamento, prevenzione e protezione delle fasce deboli o già colpite precedentemente.
Chiariamo subito una cosa con fermezza, il calcio non è assolutamente lo sport più faticoso a livello fisico ma, con altrettanta veemenza, dobbiamo dire in onestà che, invece, è estremamente stressante, vista la visibilità planetaria.
Il Dipartimento di Neuroscienze di Verona ha pubblicato dei dati esplicativi sui giocatori che, durante le partite, restano fermi per il 17 % del tempo di gioco totale, camminano per il 40%, corrono a bassa velocità per il 35%, corrono ad elevata velocità per l’8%, con lo sprint per lo 0,6%. Da queste analisi risulta che un calciatore percorre in media 10,8 km, con differenze che vanno dai 9 km fino a 14 km. Tutto questo per 1, 2 o al massimo 3 partite a settimana. Pensiamo solo allo sforzo di un tennista che può dover affrontare match di 4/5 ore per poi farne altri nei giorni successivi ed evitiamo di addentrarci in sport massacranti come il ciclismo.
Nel calcio quasi la totalità dei club al mondo prevede una preparazione atletica di 20/25 giorni con un richiamo dopo 4/5 mesi. Si lavora con carichi pesanti, corse di chilometri e chilometri, poi scatti, cambi di direzione, esercizi pliometrici, etc. Ci sono rarissime eccezioni in Premier League e nella Liga spagnola con allenamenti incentrati principalmente sull’uso del pallone.
Incominciamo a dire che non esiste una preparazione atletica che possa durare 4/5 mesi e, di fatto, questo è comprovato dalle continue alternanze prestazionali dei calciatori. Serve un cambiamento da parte di tutti: allenatori, preparatori, tecnici e media che enfatizzano continuamente l’impossibilità a disputare più partite a settimana, servendo su un piatto di argento un alibi che non dovrebbe esserci. L’allenamento deve essere finalizzato alla performance e muoversi con essa.
Ogni piano atletico deve prevedere come parte integrante il riposo. Dopo anni di studio sono giunto a quello che, a mio avviso, è un training ottimale per i professionisti con un lavoro continuativo di 90 minuti senza pause. Ricordiamo che l’ottimizzazione muscolare si ottiene con una temperatura costante interna pari a 39 gradi.
Questo allenamento è parte del COLOSSUS METHOD che, con altri ingredienti fondamentali, permette la quasi totale impossibilità di infortunio muscolare e di recidive che colpiscono i calciatori per il 16/18%.

Prof. Ph.D Francesco Calarco