Colossus Method


Il confronto tra arti marziali è un tema complesso e ampiamente dibattuto. Ogni disciplina ha le sue peculiarità, vantaggi e limitazioni. Ho deciso di analizzare il Kudo, un’arte marziale giapponese moderna, confrontandola con altre discipline come il Karate, il Judo, il Muay Thai, il Brazilian Jiu-Jitsu (BJJ) e il MMA (Mixed Martial Arts), valutandone la preparazione, gli stili di combattimento e l’applicazione pratica sia sul ring che in situazioni reali e confrontando la biomeccanica del gesto sportivo e l’intensità dei colpi.
Il Kudo è stato fondato da Takashi Azuma nel 1981 in Giappone. Originariamente chiamato “Daido Juku”, è una forma di combattimento che combina elementi di Karate Kyokushin, Judo e altri stili di lotta. Azuma creò il Kudo per offrire un’arte marziale completa che potesse essere applicata sia in competizione che in autodifesa.
Il KUDO prevede allenamenti intensivi di resistenza, forza e agilità. Gli atleti si allenano nelle varie fasi del combattimento, striking, clinch, lotta in piedi ed a terra, migliorando così la loro versatilità.
L’aspetto mentale è molto importante ed enfatizza la disciplina, il controllo e la consapevolezza situazionale. L’allenamento include tecniche di meditazione e di respirazione per migliorare la concentrazione e il controllo dello stress.
Il KARATE incorpora tecniche di striking, velocità e precisione nel portare i colpi. La preparazione fisica è mirata a sviluppare potenza e agilità.
Il JUDO vive principalmente di proiezioni, leve e lotta a terra e conseguentemente il training è orientato verso la resistenza e la forza.
Il MUAY THAI, l’arte delle otto armi, si focalizza su pugni, calci, gomitate e ginocchiate. La preparazione fisica è estremamente rigorosa, con esercizi per la resistenza e la forza massimale.
Il BJJ, ha nel grappling e nelle sottomissioni a terra la sua peculiarità e l’allenamento fisico si intensifica sulla forza, la resistenza e la flessibilità.
Il MMA, combina diverse tecniche di vari stili come lo striking, il grappling ed il wrestling. La preparazione fisica è tra le più complete, richiedendo elevati livelli di forza, resistenza e abilità tecniche.
Il KUDO si basa su molteplici tecniche di attacco che ne esaltano l’efficacia come lo striking misto, pugni, calci, gomitate, testate, ginocchiate, grappling con proiezioni, prese e sottomissioni.
Il KUDO utilizza un caratteristico casco bianco con visiera per proteggere il viso, permettendo colpi alla testa con maggiore sicurezza per l’atleta e guanti leggeri per esaltare l’impatto dei colpi.
Il combattimento è continuo per 3 minuti, con poche interruzioni, favorendo un flusso dinamico tra standing fight e ground fight.
Il KARATE si svolge con un combattimento in posizione eretta con focus su colpi diretti ed estremamente veloci con alternanza di pugni e calci.
Il JUDO esprime la sua efficacia con prese e proiezioni atte a mettere a terra in sottomissione l’avversario.
Il MUAY THAI ha un combattimento molto cruento con potenti colpi e clinch, risultando certamente uno degli stili di striking più efficaci.
Il BJJ, ha nella lotta a terra la sua forza ed utilizza leve articolari e strangolamenti per costringere l’avversario alla resa.
Il MMA con tecniche di striking, grappling e wrestling, risulta essere un combattimento estremamente versatile e realistico che ben si colloca in un contesto da strada.
Il KUDO è molto efficace sul tatami grazie alla combinazione di tecniche di striking e grappling, permettendo ai praticanti di adattarsi a diverse situazioni di combattimento.
Nel combattimento reale la versatilità del KUDO lo rende adatto ed efficace per l’autodifesa. Le tecniche di disarmo e controllo dell’avversario sono particolarmente utili in situazioni di pericolo reale.
Il KARATE è efficace per l’autodifesa grazie alla velocità e potenza dei colpi, ma può essere limitato in situazioni di grappling.
Il JUDO eccelle nel saper controllare l’avversario e neutralizzare attacchi ravvicinati, tuttavia, può essere meno efficace contro attacchi da lunga distanza.
Il MUAY THAI è ottimo per l’autodifesa grazie alla potenza dei colpi e alla resistenza sviluppata risultando adatto per il grappling.
Il BJJ è Ideale per neutralizzare un avversario a terra. Può essere limitato contro più avversari o in situazioni in cui è difficile portare il combattimento a terra.
Il MMA è completo per l’autodifesa grazie alla combinazione di tecniche di striking, grappling e controllo dell’avversario.
Non esiste un’arte marziale che si dimostra nettamente superiore ad un’altra in senso assoluto perché dipende dagli obiettivi personali, dal contesto di utilizzo e dalle preferenze individuali. Il KUDO si distingue per la sua completezza e versatilità, rendendolo adatto sia per le competizioni che per l’autodifesa. Sarà però l’atleta di qualsiasi arte marziale a fare la reale differenza grazie alle abilità acquisite e dal saperle utilizzare completamente.
Per una valutazione più approfondita e scientifica, concludo con la comparazione biomeccanica del gesto sportivo, confrontando i colpi nei vari stili marziali.
L’analisi biomeccanica delle tecniche e dei colpi nelle arti marziali permette di comprendere meglio come diverse discipline sfruttano il corpo umano per generare potenza, efficienza e controllo. Il confronto tecnico di striking e grappling nel KUDO, KARATE, JUDO, MUAY THAI, BRAZILIAN JIU-JITSU BJJ e MMA, prendendo in esame fattori come forza, velocità, equilibrio e la biomeccanica del movimento.
Nel KUDO, nello striking misto, l’atleta utilizza una rotazione del tronco e dell’anca per generare potenza. La posizione del corpo e l’allineamento del braccio e della gamba con il bersaglio massimizzano l’impatto.
Le gomitate e le ginocchiate generano forza attraverso la contrazione dei muscoli del tronco e delle gambe. La biomeccanica ottimale richiede un allineamento preciso per trasferire efficacemente l’energia dal centro del corpo all’arto colpente. Il grappling, con proiezioni e prese si basa su principi di leva ed equilibrio. La corretta applicazione di forze angolari e lineari è essenziale per sbilanciare l’avversario e trarne immediato vantaggio. Il TANDEN è uno specifico raggruppamento di energia proveniente da diversi settori muscolari che sinergicamente rafforzano il corpo in fase dinamica. È una caratteristica unica dell’atleta di KUDO con un significativo aumento della forza in fase difensiva.
Le sottomissioni coinvolgono movimenti articolari e l’uso di leve. L’efficacia dipende dalla precisione con cui vengono applicate le forze su giunture e articolazioni.
Lo striking nel KARATE si basa sull’utilizzo dei Zuki, pugni e la Biomeccanica del gesto sportivo coinvolge una rotazione rapida dell’anca e del tronco, combinata con una contrazione esplosiva dei muscoli del braccio.
I Keri, calci, richiedono una perfetta coordinazione tra la gamba e il tronco. La potenza deriva dall’estensione rapida del ginocchio e dall’uso sapiente del peso. Le ginocchiate e le gomitate sono meno enfatizzate rispetto al MUAY THAI ma utilizzano movimenti simili con focus su precisione e velocità.
Il JUDO ha proiezioni Nage-Waza che sfruttano la biomeccanica del corpo per creare leve efficaci. Movimenti come l’uso dei fianchi Koshi-Waza e l’uso delle gambe Ashi-Waza richiedono un equilibrio preciso e una distribuzione delle forze ottimale. I controlli a terra
Osae-Waza grazie al peso corporeo e la distribuzione delle forze permettono di immobilizzare l’avversario, massimizzando il contatto e la pressione.
Il MUAY THAI utilizza uno striking di gomitate, calci e pugni . La biomeccanica si basa sulla generazione di potenza attraverso la rotazione del corpo e l’uso del peso corporeo. Le gomitate e le ginocchiate richiedono una contrazione muscolare esplosiva e un preciso allineamento del corpo.
Il clinching utilizza forze di trazione e spinta per controllare l’avversario. La biomeccanica ottimale include l’uso di leve e punti di controllo sul corpo dell’avversario.
Il Brazilian Jiu-Jitsu BJJ, fa un ampio uso di grappling come la sottomissione che basa la sua integrità sulla biomeccanica delle leve articolari e delle strangolazioni. La precisione nel posizionamento delle mani e del corpo è cruciale per applicare la pressione necessaria a forzare una resa.
Le posizioni richiedono una distribuzione equilibrata del peso corporeo e l’uso delle gambe e del tronco per mantenere il controllo.
Lo striking combina tecniche di varie discipline, enfatizzando la biomeccanica efficiente per generare potenza e velocità. La rotazione del corpo, l’equilibrio e l’allineamento sono fondamentali.
Il grappling integra tecniche di Judo, BJJ e Wrestling. La biomeccanica si focalizza sull’uso di leve, equilibrio e forza applicata in modo strategico e vincente.
L’analisi biomeccanica delle tecniche di vari stili di arti marziali evidenzia come ogni disciplina sfrutti il corpo umano in modo ottimale per massimizzare l’efficacia delle proprie tecniche. Il KUDO, con la sua combinazione di striking e grappling, si distingue per la versatilità e l’uso completo del corpo. Altre discipline come il MUAY THAI e il BJJ si focalizzano rispettivamente su colpi potenti e tecniche di sottomissione, mentre il KARATE ed il JUDO che sono anche le più praticate, enfatizzano precisione e controllo del proprio corpo.

Prof. Ph.D Francesco Calarco