Colossus Method


In questi anni la pallavolo ha avuto un’evoluzione importante che ha toccato il regolamento, la preparazione atletica e conseguentemente la ricerca dell’atleta tipo, il gioco e gli infortuni ad oggi più frequenti ed importanti.
La pallavolo, pur non essendo uno sport di contatto fisico, vive, comunque, molte situazioni che vanno ad influire sulla casistica degli infortuni che possono essere traumatici da contatto con il pallone sulle dita e sull’ articolazione del polso, tutti fenomeni distrattivi all’articolazione della caviglia e del ginocchio con un’usura preoccupante alla complessa articolazione della spalla e conseguenti problematiche serie.
La pallavolo è cresciuta negli anni in popolarità, tanto che è lo sport di squadra più praticato nelle scuole europee, insieme al calcio ed al basket e conseguentemente nel numero dei partecipanti e degli infortuni.
Questi progressi interessano anche gli atleti più talentuosi e strutturalmente più forti, che riescono, così, a raggiungere il professionismo.
Tutto ciò ha, ovviamente, migliorato il livello tecnico nei professionisti, grazie ad una possibilità di scelta superiore.
In questo articolo, comunque, farò riferimento esclusivamente agli atleti professionisti.
Partendo dall’alto del sistema scheletrico e del corpo umano andiamo ad analizzare, nello specifico, gli infortuni più frequenti del giocatore di volley professionista.
SPALLA
La complessa articolazione della spalla subisce, nel volley, uno stato di stress continuo, dovuto al movimento per un’esecuzione corretta del servizio e della schiacciata. Il gesto sportivo risulta estremamente complesso e la biomeccanica del movimento coinvolge le articolazioni con le strutture capsulo-legamentose e con una conseguente usura che velocizza il processo artrosico e condropatico.
Lo studio biomeccanico del gesto sportivo del servizio e della schiacciata evidenzia una concentrazione importante dei muscoli della cuffia dei rotatori, sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare che, con i rispettivi tendini, consentono all’articolazione gleno-omerale la fluidità del gesto.
Infiammazioni ed usura sono le principali cause da infortunio.
DITA E POLSO
Il trauma da contatto con la palla determina, nel peggiore dei casi, il “dito a martello”, che risulta l’infortunio più grave del giocatore di volley.
Tale infortunio impedisce, di fatto, l’estensione dell’ultima falange del dito, a causa di una lesione tendinea e/o una frattura ossea e può anche non essere completamente diagnosticato da un’esame a RX e necessita sempre di approfondimento.
Altri traumi meno gravi, come l’insaccata, comportano, invece, un impedimento al giocatore per un certo periodo di tempo ed indeboliscono, nel tempo, le articolazioni delle dita.
La distorsione del polso, fratture, varie patologie infiammatorie e tendiniti sono frequenti nel pallavolista. Il gioco sempre più veloce e l’impatto violento con la palla determinano queste tipologie di infortunio che si presentano o in fase iniziale dell’allenamento ma più frequentemente durante la partita ( preparazione e riscaldamento inadeguato) o nella fase finale, dove la stanchezza dell’atleta porta ad eseguire il gesto sportivo non correttamente.
SCHIENA E COLONNA VERTEBRALE
Il primo nemico del giocatore di volley è la lombalgia, che si manifesta a causa delle continue sollecitazioni, conseguenti ai ripetuti gesti di elevazione, compressione, torsione ed iperestensione della schiena e della colonna vertebrale.
La lombalgia o dorsolombalgia identificano il dolore del giocatore di volley nella zona DS LS del tratto della colonna vertebrale.
La lombosciatalgia complica ulteriormente il recupero del giocatore che ne è colpito, poichè il nervo sciatico colpisce l’arto inferiore con un dolore che si irradia anche nella schiena e nelle vertebre. È necessario un controllo accurato per escludere presenze di ernie discali.
I muscoli della schiena subiscono continue sollecitazioni che possono provocare danni anche importanti alle fasce muscolari, di cui la contrattura muscolare è la più frequente con un alto tasso di recidiva, con compromissione del movimento per la presenza di dolore acuto e di una forte sensazione di rigidità. Se tutto ciò è associato ad una problematica discale, il quadro clinico si aggrava e complica ulteriormente.
COMPARTIMENTO ARTICOLARE DEL GINOCCHIO
Il campo di gioco della pallavolo presenta una superficie molto dura che inevitabilmente incide sulle articolazioni, sui tendini, sui muscoli e sulla colonna vertebrale.
La tendinosi rotulea è uno stato infiammatorio molto comune nel pallavolista che compie continui stacchi in elevazione con atterraggi su un pavimento rigido. Questo è chiaramente un tipo di infortunio da sovraccarico funzionale. La superficie dura e rigida risulta determinante nel favorire tale tipo di infortunio.
La distorsione del ginocchio si verifica a causa di un movimento innaturale del ginocchio su un cambio di direzione o su un atterraggio sbagliato. Il trauma, non essendoci contatto con l’avversario, risulta più raro.
Il gonfiore, il dolore e lo stato infiammatorio comportano un recupero lento, che può anche rendere necessario un intervento chirurgico.
Gli infortuni più gravi sono quelli che interessano il legamento crociato anteriore LCA, quello posteriore LCP, il legamento collaterale mediale LCM e quello laterale LCL.
Le distorsioni del compartimento articolare del ginocchio sono classificate secondo la gravità dell’infortunio in modo crescente:

  • PRIMO GRADO: presenta una leggera lesione legamentosa che non inficia il sostegno del peso corporeo e la deambulazione, ma, se sollecitata ulteriormente, può peggiorare velocemente.
  • SECONDO GRADO: il legamento subisce dei distacchi e delle lacerazioni parziali che destabilizzano il compartimento articolare del ginocchio nella deambulazione e nel sostegno del peso corporeo.
  • Questa distorsione di secondo grado può essere lieve o grave, a seconda della percentuale di impedimento.
  • TERZO GRADO: si indica, in questo ultimo e più grave grado identificativo, la presenza di rottura totale di uno o più legamenti con un distacco totale che compromette gravemente il sostegno del peso corporeo e la deambulazione.
LA CAVIGLIA
L’articolazione della caviglia
è costituita dalla tibio-tarsica o tibio-peroneo-astragalica, sotto-astragalica e tibio-peroneale inferiore.
Il movimento di dorso flessione e di plantare flessione vengono compromessi dalle distorsioni.
La classificazione è stata trattata, ma dobbiamo capire che l’infortunio alla caviglia necessita di un periodo di recupero e di riatletizzazione importante. Anche la recidiva è più alta rispetto al ginocchio.
La distorsione può essere causata da un’ extra rotazione o un’intra rotazione. Una recidiva frequente può portare ad uno stato cronico che può compromettere la carriera del giocatore.
CONCLUSIONI
Il COLOSSUS METHOD interviene con un programma specifico per le varie discipline sportive sull’ allenamento, la prevenzione dell’infortunio, la riabilitazione e la riatletizzazione. Tutte queste fasi, di fatto, completano la gestione del singolo atleta e del team.
Anni di studio mi supportano in questa nuova visione gestionale che riduce drasticamente la possibilità di incorrere in infortuni durante la stagione, grazie al trattamento esclusivo dello shock termico indotto e controllato con frequenze di caldo/freddo, frutto di anni di sperimentazioni.
Le metodiche innovative dell’allenamento senza pause consentono ai muscoli il raggiungimento dei 39 gradi ed il mantenimento della temperatura per tutto il tempo dell’allenamento: l’allenamento Alpha numerico, quello neuro muscolare con sollecitazione musicale, l’allenamento in immersione e quello in sospensione.
Il Colossus Method prevede anche delle applicazioni di kinesio Taping con una tecnica innovativa per la prevenzione dell’infortunio e per le fasi riabilitative e di riatletizzazione. I circuiti pliometrici e di stretching Colossus Method progressivo avanzato sono parte integrante delle fasi di allenamento.

Prof. Ph.D Francesco Calarco